“Miti Familiari: Vincolo, Appartenenza, Legame”

Workshop di sensibilizzazione allo Psicodramma junghiano condotto da Leonardo Seidita, con Francesca Bellini e Gianni D’Arcangelo.

“Non v’è nulla che abbia un influsso psichico più forte sull’ambiente circostante, e in special modo sui figli, che la vita non vissuta dei genitori.”
(C. G. Jung, 1929, “Paracelsus”)

Leonardo Seidita è psicologo, psicoterapeuta gruppoanalista e psicodrammatista junghiano. Si è formato allo Psicodramma analitico presso l’APRAGIP (Associazione per la ricerca e la formazione in psicoterapia individuale, di gruppo, istituzionale e psicodramma analitico) all’interno della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG (Confederazione di organizzazioni italiane per la ricerca analitica sui gruppi). Conduce gruppi in ambito clinico, lavora da anni con minori vittime di abuso e maltrattamento, famiglie multiproblematiche e nel campo delle dipendenze patologiche.
Conduce inoltre gruppi di Psicodramma nella supervisione alle organizzazioni di lavoro, nella formazione e l’orientamento.

Francesca Bellini è psicologa, psicoterapeuta individuale e di gruppo. Si e’ formata presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad indirizzo Analitico Archetipico Atanor dell’Aquila. Conduce laboratori sul sogno, sul rapporto uomo-animale sia in ambito clinico che esperienziale.

Gianni D’Arcangelo è psicologo, psicoterapeuta, specializzato in psicoterapia individuale e di gruppo ad indirizzo gestaltico-junghiano presso il Centro Studi Psicosomatica di Roma. Lavora nell’ambito clinico in Abruzzo. Si occupa di percorsi di ricerca del Sé attraverso pratiche di analisi onirica e tecniche transpersonali.

Il workshop residenziale, a carattere esperenziale, si terrà Sabato 14 e Domenica 15 Ottobre a San Lorenzo Di Beffi – Acciano (AQ) presso la Locanda La Corte.

A CHI E’ RIVOLTO

Il workshop è aperto ad un max di 25 partecipanti ed è rivolto a psicologi, insegnanti, educatori, operatori sociali, studenti universitari e a tutti coloro che vogliano conoscere e sperimentare la tecnica, il metodo ed il modello dello Psicodramma analitico junghiano.

Le sessioni aperte di Psicodramma avranno come obiettivo quello di far sperimentare ai partecipanti, attraverso la loro messa in gioco personale, la tecnica e il modello dello Psicodramma junghiano, attraverso il lavoro sulle matrici familiari e transgenerazionali e le connotazioni archetipiche, mitiche ed immaginali ad esse sottese.

Condivideremo, nel qui ed ora del gioco psicodrammatico, storie, miti ed immagini familiari da cui si dipanano complessità del tessuto relazionale attuale.
Nella continua ricerca della nostra indentità personale, tesa tra il vincolo, l’idem e la ripetizione di modelli di funzionamento familiare e valoriale, e la capacità di generare unicità, autos, nuovi ed originali modi di “essere nel mondo”, nel sentimento dell’appartenenza e del legame: fondamenti per una nuova Cultura dell’Incontro significativo tra il Sé e l’Altro.

COME PARTECIPARE

Per informazioni, prenotazioni e formalizzare l’iscrizione entro e non oltre il 2 Ottobre, scrivere a:

Dott.ssa Francesca Bellini plateroeio@gmail.com

Dott. Leonardo Seidita psicodrammanaliticopa@gmail.com

 

SUL TEMA DEL WORKSHOP

~vincolo, appartenenza, legame~

“L’appartenenza non è un insieme casuale di persone, non è il consenso a un’apparente aggregazione, l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé.”
(G. Gaber)

“Ho riflettuto molte volte sulla nostra intensa ricerca. Mi ha dimostrato che ogni cosa è illuminata dalla luce del passato.
E’ sempre al nostro lato, all’interno, che guarda fuori. Come dici tu, alla rovescia.
Jonfen, in questo modo, io sarò sempre al lato della tua vita. E tu sarai sempre al lato della mia.”
(J. Safran Foer, 2002, “Ogni cosa è illuminata”)

“L’uomo è in possesso di molte cose che non ha mai acquisito, ma che ha ereditato dai suoi antenati. Il bambino alla nascita, non è una tabula rasa ma ha in sé tutto il patrimonio archetipico che verrà costellato in rapporto alle figure incontrate nella realtà concreta. Le prime costellazioni archetipiche a essere attivate fin dalla nascita, dall’incontro del bambino con i suoi genitori, sono quelle materna e paterna che sono il risultato di milioni di anni di evoluzione umana.
(C. G. Jung, 1909/1949, “L’importanza del padre nel destino dell’individuo”)

“Sembra che Paracelso abbia derivato il suo carattere più dal padre Sole e dalla madre Terra, che non dai suoi genitori carnali. Infatti, almeno per parte di padre, egli non era svizzero ma svevo; suo padre, Wilhelm Bombast, era figlio illegittimo di Georg Bombast von Hohenheim, Gran Maestro dell’ordine dei Giovanniti. Ma per quanto riguarda il carattere, Paracelso, che era nato entro la cerchia alpina, nel grembo di una terra possente la quale, malgrado le sue origini, lo adottò come figlio, venne al mondo come svizzero, secondo la legge del “fattore della disposizione locale”.
La madre era originaria di Einsiedeln; ma ignoriamo quali influssi ella poté avere sul ragazzo. Il padre, invece, presentava una natura problematica. Era immigrato in qualità di medico ed era andato a stabilirsi in quella gola, a “casa del diavolo”, sulla via dei pellegrini. Chi lo autorizzava, lui figlio naturale, a portare il cognome nobiliare del padre? È facile intuire la tragedia psichica del figlio illegittimo: cupo e solitario fuorilegge che, colmo di risentimento per la sua patria, si riduce a isolarsi nel folto della valle boscosa e tuttavia, con malcelata avidità, dai pellegrini di passaggio riceve notizie sul mondo esterno cui egli non farà più ritorno. La vita nobiliare e il vasto mondo gli restano ancora nel sangue; ma vi sono anche sepolti. Non v’è nulla che abbia un influsso psichico più forte sull’ambiente circostante, e in special modo sui figli, che la vita non vissuta dei genitori.”
(C. G. Jung, 1929)

“La relazionalità è il fulcro e l’origine stessa della vita psichica dell’individuo, che in tal senso è concettualizzabile come “nodal point” di più ampie reti gruppali che lo sostanziano, intenzionandolo ancor prima del suo venire al mondo, e che lui stesso a sua volta contribuisce a plasmare ed orientare.
In quanto humus della vita psico-fisica dell’essere umano, la dimensione relazionale sembra permeare l’esistenza dell’uomo lungo due direttrici spazio-temporali complementari, distinte ma in reciproca connessione, riverberandosi l’una nel manifestarsi dell’altra: attraversando il tempo, sincronicamente al dispiegarsi della vita del singolo e delle generazioni passate, essa porta con sé l’eredità di “Parlanti Interni”, aprendo le porte ad intenzionamenti fantasmatici ed inconsci; al contempo, investe l’individuo nella concretezza del suo “essere con” l’altro dell’incontro attuale, accompagnandolo verso nuovi e fecondi campi psico-antropo-relazionali.
Pertanto, superando modelli individualistici e dicotomie riduttivistiche, l’alterità è intesa a fondamento dell’identità perché la natura relazionale dell’uomo trascende il concreto scambio fra le persone, essendone la loro matrice originaria costitutiva e, conseguentemente, inconscia e transpersonale.”
(P. Cavani)

“Ci spostiamo in una temporalità in cui coloro che ci hanno preceduto possono essere pensati da noi come soggetti davanti ad un avvenire e non solo come causa del nostro presente […] Questa rivoluzione per il pensiero si scontra con un paradosso: si tratta di concepire allo stesso tempo il passato come il
futuro di questo altro che mi precede, e il futuro come ciò che sarà diventato il passato per questo altro che io non sono e che mi succede e il cui futuro contribuisco a formare.”
(R. Kaes, “Il futuro in eredità”, in “Paura del futuro”, Borla 2005)

“Non esiste un “nuovo” che sia origine di sé stesso, siamo originati, creati; la nostra nascita rappresenta solo un minuscolo anello della catena infinita delle generazioni, che non conosciamo e che tende, in maniera quasi naturale, alla ripetizione.”
(M. Porot)

“Se possiamo definire schematicamente il ruolo della famiglia, possiamo dire che è quello di dare speranza alle nuove generazioni nel futuro che le attende.”
(Meltzer)

“Ci sono certe famiglie, dove la figlia più grande prende il ruolo della madre, e dove la madre, esausta dalla fatica per le troppe numerose nascite di bambini, malata davvero o ritenendosi malata, si fa sorreggere, aiutare e sostenere da sua figlia, la quale non si sposerà mai.”
(I. Boszormenyi-Nagy)

“Ogni famiglia è quindi caratterizzata da una particolare cultura che affonda le radici nella sua storia e in quella delle generazioni precedenti. L’interazione con questa cultura (o matrice) familiare e il mondo interno del bambino determina lo sviluppo di quella trama relazionale chiamata da Foulkes “matrice personale” proprio per definire il concetto di fondazione culturale della mente. Tale matrice si costituisce quindi come un polo identificatorio della mente umana: in questo senso la mente è sostanzialmente gruppale.”
(Nucara G., Menarini R. Pontati C., 1993).

“Speriamo che non sia cattiva come nonna Agata”, “Drogata come nostra cugina”, “Puttana come la zia”, “Infedele come la nonna Ernestina”, “Speriamo che non sia un alcolizzato come il nonno Arturo”, “Omosessuale come lo zio Pietro”, “Fannullone e donnaiolo come il nonno paterno”.
(A. Jodorowsky)

“Il sintomo psichiatrico si configura come conseguenza della non avvenuta trasformazione dei temi culturali in eventi simbolici (aventi un significato) all’interno del pensiero; queste mancate elaborazioni possono essere definiti “buchi di significato”, per sottolinearne la specificità di condensati di pensiero transgenerazionale non simbolizzabili. In quest’ottica la psicopatologia è visualizzabile come la conseguenza di un fallimento della matrice familiare nella sua funzione di spazio transizionale; come mancata trasformazione significativa della storia delle generazioni precedenti: in tal caso parliamo di “matrice familiare satura”.
(Nucara G., Menarini R. Pontati C., 1993).

In immagine Frida Kahlo, Ritratto della famiglia di Frida (Retrato de la Familia de Frida – Portrait of Frida’s Family)
(1950 – 1954)
Olio su fibra dura, 41 x 59 cm
Città del Messico, Museo Frida Kahlo, Mexico

https://www.facebook.com/dott.LeonardoSeidita/

3 convegno di psicologia chieti

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2 convegno di psicologia Chieti UN PADRE

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