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Relazioni di coppia: sacrificio e tradimento

Il sacrificio e tradimento: dalla tragedia greca alla realtà della coppia

 

Cosa può dirci la tragedia greca del V secolo sulla difficoltà odierna delle coppie di amanti nel vivere la relazione d’amore? La risposta è il tema affrontato dal bellissimo libro “Il teatro della coppia. La relazione d’amore da Euripide a oggi” scritto da Silvia Di Lorenzo ed edito da Moretti & Vitali.

In questo libro l’autrice ripercorre alcune tragedie greche di Euripide, il drammaturgo al quale si deve riconoscere la nota distintiva di aver rappresentato l’uomo nella sua umanità più reale, calandolo dal piedistallo sul quale di solito era elevato e dunque ponendo in luce le sue tragiche debolezze. Ed è proprio nella carne dolente di questi personaggi, nei loro dolori e nelle insicurezze, che oggi possiamo ancora sentir risuonare le nostre difficoltà nel rapporto con l’altro, nel conflitto e in quell’irresistibile attrazione.

Il teatro per l’uomo antico era un luogo fondamentale perche aveva una funzione psicologica importante. Secondo lo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung, il teatro è “un’istituzione per l’elaborazione pubblica dei complessi”, cioè una soluzione pubblica a problemi privati. Ciò che veniva trattata era la materia umana universale, le paure, le angosce, la morte, la vita, l’amore, tutto ciò che appartiene e investe l’essere umano. L’uomo andando a teatro riviveva parti di se e trovava in una scena esterna a lui la possibilità di elaborazione del proprio problema.

In questo libro l’autrice affronta “L’Alcesti” che tratta in modo evidente il tema generale del tradimento in tutte le sue sfaccettature. La trama di questa tragedia racconta la storia di Admeto, re di Fere in Tessaglia e della sua giovane moglie Alcesti. Admeto deve morire ma ottiene dagli dei la possibilità di sfuggire alla morte a patto che qualcuno sia disposto a morire per lui. Né il padre, né la madre accettano la proposta, soltanto la giovane moglie Alcesti è disposta a dare la vita ma in cambio del suo sacrificio chiede al marito di non risposarsi. In una scena silenziosa e carica d’angoscia, Alcesti è pronta a morire, anche se vinta dalla commozione per la sorte dei suoi figli.

In quel momento arriva sulla scena Eracle, intento in una delle dodici fatiche, per chiedere ospitalità al re di Fere. Admeto lo accoglie con generosità, pur non nascondendogli la propria afflizione, tanto da essere costretto a spiegargliene il motivo. Racconta all’eroe che è morta una donna che viveva nella casa, ma non era consanguinea, così da non metterlo a disagio, pur nascondendo in qualche modo la verità dei fatti. L’ospitalità era per i Greci una questione molto importante! Ad un certo punto entra in scena un servo che si lamenta del comportamento di Eracle, il quale, senza riguardo per la situazione, si è perfino ubriacato. Anche se gli era stato ordinato di non farlo, lo schiavo decide di rivelare a Eracle la verità: la donna “non consanguinea” morta, in realtà, è la moglie di Admeto. L’eroe, fortemente pentito, decide così di andare negli inferi per riportarla in vita. Così Eracle ritorna con una donna velata, fingendo di averla “vinta” a dei giochi pubblici, per mettere alla prova la fedeltà del giovane vedovo. Admeto, inizialmente, ha quasi orrore a toccarla, convinto che sia un’altra, e acconsente a guardarla solo per compiacere il suo ospite. Tolto il velo, si scopre che la donna è Alcesti, ora restituita all’affetto dei suoi cari. Eracle spiega che non le è consentito parlare per tre giorni, il tempo necessario per essere “sconsacrata” agli inferi.

Il tema messo in risalto da Euripide è quello del tradimento e del sacrificio per amore.

Nell’etimologia della parola “Sacrificio” cogliamo esattamente la duplice natura del gesto. Sàcer Fàcere, fare sacro, render sacro, ma anche privarsi di qualcosa. Il sacrificio è il compimento di un’azione sacra che, in quanto tale, celebra il sacro, celebra ciò che importa, celebra il valore che dà un senso a noi stessi e alla vita.

Alcesti dona la sua vita per il marito, ma l’aspetto interessante è che così facendo rende sacra la sua esistenza. Lo spessore del tragico momento è reso benissimo da Euripide che dilata il tempo tra il momento della scelta del sacrificio e il giorno della morte. E’ questo un tempo eterno, dove la componente emotiva si intreccia tra rancore, odio e malinconia per il congedo dalla propria vita, ma è anche un tempo necessario per acquisire spessore e consapevolezza della contraddizione del conflitto.

Alcesti rifiuta il tradimento: ha dovuto scegliere la morte, qualsiasi altra scelta sarebbe stata vissuta come un tradimento del suo matrimonio. Admeto la supplica paradossalmente di non lasciarlo, proprio lui che accetta di buon grado che lei muoia per lui, chiede a lei con rabbia e dolore di non andarsene. Alcesti chiede al marito di non risposarsi, metaforicamente questo significa non superare il lutto e dunque in termini affettivi di morire con lei nello stesso istante. Lei che muore per lui sacrificandosi, ora chiede a lui di morire insieme a lei e di sacrificarsi per lei.

Il tema del sacrificio ha il compito di tenere lontano il tradimento.

Anche verso l’ospite Eracle, Admeto sacrifica l’espressione del suo dolore, che se fosse esplicito tradirebbe l’irrinunciabile obbligo dell’ospitalità greca. Ma paradossalmente solo quando Admeto accetta di tradire Alcesti con la donna velata, torna la sua amata.

Il tema importante di questa tragedia è comune nel rapporto di coppia dall’antichità a oggi. L’uomo e la donna s’incontrano con le loro diversità, sia nel loro genere che nella loro essenza. Nella relazione di coppia è forte la tendenza inconscia a ricreare un rapporto primario simbiotico, dove l’uno e l’altro sono una cosa sola. Spesso le coppie dicono del proprio rapporto con il partner “siamo identici”, oppure, “siamo un tutt’uno”. Queste frasi celano il bisogno di ricreare uno stato fusionale nel quale l’esistere, di per sé, appare una minaccia terrificante di quell’unità tanto ricercata. Quante volte nelle coppie di amanti uno chiede all’altro di sacrificarsi per lui, senza sospettare che la morte della persona amata può diventare la propria morte, così come Admeto capisce, solo quando l’amata sta per morire, che senza Alcesti la sua vita diventa morte. Ogni cambiamento, ogni sviluppo individuale è concepito come tradimento rispetto al legame di coppia. E’ così che l’immobilità diventa morte. Il rapporto deve cambiare, perché noi mutiamo continuamente, non siamo gli stessi che ci siamo promessi l’amore anni fa. La difficoltà sta proprio nell’accettare l’altro nella sua evoluzione e seguire noi stessi il nostro cammino, senza voler imbalsamare il rapporto. Amare allora è tradire, non nel senso necessario di avere un altro rapporto, ma nel tradire quella simbiosi che porta alla morte della relazione.